sabato 30 maggio 2009

Rete No Logo

per chi ne sa già qualcosa, molto interessante l'ultima parte

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/politica/g8-sicurezza/manifestanti-roma/manifestanti-roma.html

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lunedì 11 maggio 2009

P R I V A T I Z Z E S C I O N

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-10/soldi-private/soldi-private.html

interessanti anche alcuni commenti dei lettori di Repubblica...non bastava l'Imperatore, ci si mette pure la Corte

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sabato 9 maggio 2009

non è un problema nostro

http://fortresseurope.blogspot.com/2006/01/speciale-libia-cosa-aspetta-i-227.html

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/immigrati-6/reduci-pinar/reduci-pinar.html

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/immigrati-6/proteste-vaticano/proteste-vaticano.html

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/immigrati-6/nave-viviano/nave-viviano.html

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venerdì 1 maggio 2009

Università 2.0

da repubblica.it, di Alessio Balbi. Apocalittico, ma ricco di spunti.


Le università come le conosciamo oggi stanno per sparire, abbattute dalla tecnologia. La previsione non viene da qualche collettivo studentesco in polemica con i baronati, ma proprio da un professore, che vede allargarsi crepe sempre più evidenti nella struttura dell'università tradizionale.

Secondo David Wiley, docente di Tecnologie dell'Istruzione all Brigham Young University, nello Utah, gli studenti sono sempre più lontani dall'attuale modello educativo, che prevede di partecipare alle lezioni recandosi fisicamente in aula a un orario stabilito rimanendo seduti per un'ora ad ascoltare il professore. I college, dice Wiley, sono "pieni di vincoli, isolati, generici e chiusi". Mentre gli studenti vivono in un mondo nel quale l'informazione è disponibile su richiesta, ogni contenuto può essere condiviso su internet, tutto è interconnesso e mobile. Secondo Wiley, dunque, il sistema universitario odierno non sopravviverà per più di dieci anni.

Nella mente di Wiley e di altri che negli ultimi anni stanno immaginando l'università del futuro, la prossima generazione di matricole troverà l'audio di qualunque lezione gratis su internet, e potrà scaricarlo e ascoltarlo ovunque. Le dispense dei corsi saranno condivise tra le università, i laboratori saranno virtuali e i libri di testo saranno gratuiti.

Sembra un sogno da visionari, ma non lo è. Il successo di iniziative come l'OpenCourseWare del Massachusetts Institute of Technology (50 milioni di persone hanno scaricato i materiali didattici messi a disposizione gratuitamente online dal 2002) dimostra che la richiesta risorse educative di qualità liberamente accessibili è altissima. E non è affatto detto che i risultati di una lezione faccia a faccia, in termini di apprendimento, siano migliori di quelli ottenuti ascoltando un professore che parla in cuffia.

Un recente studio della State University of New York in Fredonia ha dimostrato che gli studenti universitari che scaricano i podcast delle lezioni e li ascoltano per conto proprio agli esami vanno meglio di quelli che partecipano alle lezioni. Secondo Dani McKinney, autore della ricerca, il vantaggio degli audio on-demand risiede principalmente nel fatto che la registrazione può essere fermata e replicata in ogni momento così da comprendere le parti più difficili che possono sfuggire a un primo ascolto.

Un altro raggio di luce su quello che potrebbero diventare le università nei prossimi anni l'ha gettato l'Imperial College di Londra, dove gli studenti di medicina fanno pratica in un ambiente virtuale tipo Second Life, dove imparano a visitare pazienti, prescrivere visite specialistiche, consultare i colleghi e fare diagnosi.

Sono tutte tecnologie che non sostituiranno l'università, ma la cambieranno profondamente. Per sostenere un esame o laurearsi, spiega Wiley, bisognerà sempre rivolgersi a un'istituzione che sia legittimata a emettere titoli di studio. Ma la conoscenza diventerà sempre più diffusa, finendo gratuitamente nelle mani di chiunque abbia la volontà di apprendere.

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martedì 14 aprile 2009

pro-vocazioni

di Giacomo Di Girolamo
Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.

C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.

Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.

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giovedì 9 aprile 2009

via XX settembre 46 - esempio di edilizia universitaria

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/sisma-aquila/scosse-casa-studente/scosse-casa-studente.html

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martedì 7 aprile 2009

Mercoledì 8 aprile davanti al bar di Villa Mirafiori dalle 9 alle 15 raccolta fondi e materiali utili per i terremotati, in collaborazione con la protezione civile.

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mercoledì 1 aprile 2009

Dovere di cronaca.

Di Mirco Calcabrina, rappresentante degli studenti in giunta di facoltà di Filosofia

Agli studenti di filosofia.

Cari colleghi, come ormai saprete , in data 30-03-09 si è riunita la giunta di facolta', dalla quale sono emerse non poche novita' in materia di riordino della didattica.

In linea genereale tali direttive ci sono state presentate come frutto dell'attuazione della cosi' detta “riforma Gelmini” , o come delibere del senato accademico, o comunque in senso piu' ampio come un riallineamento della didattica a quelle che sono le norme vigenti o imminenti.


Quindi :


1)Tendenza a far “scomparire” gli studenti fuori corso: Il calcolo verra' effettuato su base annuale, e lo studente fuori corso verra' automaticamente inserito nel corso part-time.(questo è un punto che puo' destare non poche perplessita')


2)Dal prossimo anno sara' obbligatoria l'adesione ad un curriculum sia per studenti della triennale sia per studenti della specialistica.


3)Le sessioni di laurea di Aprile e Febbraio verranno cancellate, resteranno la sessione di Ottobre quella di Dicembre e quella estiva, anche se probabilmente ogni sessione verra' divisa in due tronconi.


4)Le sessioni di esame annue saranno 3.


5)impossibilita' per gli studenti iscritti alla “270 “ di conseguire esami diversi da 6cfu.


NB: Per quanto riguarda il punto 5 , gli organi della facolta' anno assicurato la disponibilita' ad intervenire in maniera mirata per salvare eventuali esami conseguiti al di fuori della regola dei 6 crediti.

Ovviamente cio' che desta un minimo di preoccupazione è l'inattuabilita' di tali interventi su vasta scala.



Questo intende essere un mero resoconto di quanto comunicato ai rappresentanti degli studenti in data 30-03-09 in occasione della convocazione della giunta di facolta'.

Volutamente distaccato da considerazioni personali o politiche per le quali invece, senza ombra di dubbio, è necessario un confronto approfondito e sincero tra tutte le parti che sono a piu' livelli attive nella facolta', Docenti , Studenti, Movimenti , in un ottica di dialogo che sappia tesorizzare al massimo l'autonomia e lo spazio di manovra dei quali la facolta' dispone , utilizzandoli per il bene degli studenti.

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martedì 31 marzo 2009

Sir F.

Dalla mailing list Onda Anomala, il contributo di Max, studente ondarolo.
Parziale, ma ricco di spunti di riflessione interessanti sull'onda oggi e domani.


Ciao a tutti!
Ieri al corteo ho avuto l'occasione di parlare con numerosi ragazzi circa
l'attuale situazione (la III crisi: quella del movimento per intenderci) e
mi ha colpito come molta gente (sicuramente non tutti) condividessero l'idea
che l'attuale stato delle cose non è sostenibile e nè utile al movimento.
Molta gente si è detta pronta ad impegnarsi per una possibile assemblea
chiarificatoria (almeno negli intenti). Tutto ciò mi ha fatto molto piacere,
mi ha parlato di una voglia vera di tanti studenti di far politica al di la
di faziosismi e ideologismi che aimè riempiono un certo vuoto.

Mi rendo conto d'altra parte che in questa lista l'unica modo per essere
preso in considerazione è insultare qualcuno. Perchè se come me e Valerio
fai una proposta concreta, quella no, non viene presa in considerazione.
Preferirei essere calunniato a mia volta (ormai è proprio lo sport d'ateneo)
che essere ignorato, sapendo che le persone che ho APPELLATO l'hanno letta
la mia email, sicuramente controllano la posta almeno 5 volte al giorno.
Soprattutto mi chiedo come facciano a non capire che la mia richiesta è
semplicemente una voce della cosidetta "base" ed io sono solo uno che ha
quei minuti o forse la voglia di esporsi per chiedere quello che vogliono
molti.

Ieri, giorno del corteo, durante tutto il tragitto, c'è stata l'inquisizione
spagnola. Invece di poter parlare di COSE CONCRETE ho dovuto rispondere a
ripetute domande del genere: Dove sei partito? Perchè? Con chi stai? Ma li
senti? Ah, ci sei amico? Ma per chi hai firmato alle liste di università?
Chi voti?

E mi permetto di liquidare l'analisi di ieri in due righe:
BEL CORTEO, MI E' PIACIUTO, 400 STUDENTI AD ESEDRA E 500 AD ALDO MORO.
Chiunque abbia l'onestà intellettuale di ammetterlo non può che dichiarare
che in quanto a partecipazione è stato un flop. E questo mi dispiace. Poi i
discorsi sulla GIOIA DEL SURFARE sono altri e anche quelli davvero deboli.
IERI TANTA GENTE ERA STANCA DELLE SETTIAMNE PASSATE.

Insomma, deridiamo i partiti dalla sinistra (anche giustamente) perchè ormai
il loro bacino d'attivismo è minimo mentre addittiamo i loro capi come
responsabili dello sfacielo (sempre giustamente). Ebbene riusciamo a capire
che non è che la gente di Ottobre è emigrata all'estero MA SEMPLICEMENTE E'
STUFA DI CERTE CONDUZIONI ESCLUSIVISTE, FAZIOSE, IDEOLOGICHE.

IO IERI SONO PARTITO DA ALDO MORO, POI MI SONO CONGIUNTO CON I COMPAGNI DEI
COLLETTIVI, SPERO DI VENIRE DOMANI ALL'ASSEMBLEA DI FACOLTA' PER POI FARE
GIOVEDI UNA CONFERENZA CON IL LABORATORIO DI LETTERE.

EBBENE, SE PARLATE DI TAVOLE DA SURF, IO QUESTA PRIMAVERA SURFO FRA LE
DIVISIONI, FRA I VOSTRI SILENZI, E NON MI SCHIERO.
FACCIO TUTTO CON TUTTI e vi prego da domani non chiedetemi da che parte sto!
Perchè c'è solo un onda ed è più grande delle vostre ristrettezze mentali.

A TUTTI GLI STUDENTI: NON VI FATE CONVINCERE CHE TUTTO CIO' SIA INEVITABILE.
UN' ONDA DIVERSA E' POSSIBILE! (per chi la vuole)

Con affetto per tutti coloro con cui ho condiviso momenti importanti,
Max

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giovedì 19 marzo 2009

Manca solo Ludovico Van

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